Qualche dato commentato sui questionari, somministrati al termine degli interventi di orientamento e motivazione al lavoro, condotti per l’Amministrazione Provinciale di Siena – Centro IO.

Durante il 1997 e’ stato inviato un questionario di follow-up a 64 partecipanti ai Corsi di Orientamento e Motivazione al Lavoro dell’anno precedente, dopo un periodo di 8 mesi. Sono stati ricevuti 36 questionari compilati. Tale numero di risposte, corrispondente al 60% dell’invio, e’ comunque alto nella media delle ricerche di questo tipo, ed e’ dovuto principalmente al fatto che molti giovani ancora universitari hanno cambiato domicilio.La risposta e’ stata fornita compilando un questionario semistrutturato, costruito allo scopo di:

1) rilevare velocemente la situazione professionale e formativa dei corsisti;

2) conoscere la specifica utilita’ del Corso seguito e la sua incidenza sull’attuale situazione personale.

ETA’
L’eta’ dei partecipanti va dai 19 ai 34 anni.

SITUAZIONE
La caratteristica comune considerata e’ il possesso di diploma, anche per i laureandi e laureati, nonche’ la ricerca di prima occupazione.


NOTE SUL RILEVAMENTO:

i risultati appaiono lusinghieri anche perche’ il periodo considerato (8 mesi) e’ insolitamente breve per rilevazioni di questo tipo. La scelta di rilevare i primi risultati dopo 8 mesi risponde alla pratica aziendale del ricollocamento (in particolare quello degli esuberi aziendalie dell’outplacement). In Toscana sono stati condotti in passato dei tentativi massici di formare alla mobilita' personale in esubero, ma non vi sono stati rilevamenti di questo tipo.
Alcune Agenzie per l’Impiego operanti fattivamente nel ricollocamento e l’orientamento di personale in mobilita’ e cassaintegrazione (ivi compresi i disoccupati di lunga e lunghissima durata), ovvero Lombardia e Veneto, hanno condotto le ricerche in un periodo successivo compreso tra i 6 e i 12 mesi.


I risultati sono i seguenti:

1) 20 partecipanti (55% sulle risposte) hanno trovato una occupazione.

2) 10 partecipanti (27% sulle risposte) sono ancora impegnati nella continuazione del proprio percorso formativo, nel senso di una ulteriore specializzazione teorica o di una esperienza di stage o alternanza;

3) solo 6 partecipanti (16% sulle risposte) sono ancora in cerca di occupazione



Veniamo ora alla dimensione qualitativa del questionario, ovvero alla valutazione dell’utilita’ e dell’efficacia del Corso seguito nei confronti della propria ricerca di lavoro.

1) il corso e’ stato vissuto come determinante (punteggi 4 o 5 su scala a 5) per la scelta del lavoro e l’ottenimento dell’impiego da 26 partecipanti (72% delle risposte)

2) una informazione inaspettata e’ data dal fatto che quanto appreso durante il Corso e’ ritenuto utile anche nell’attuale esperienza di lavoro e di studio da 20 partecipanti (55% delle risposte).

3) nessuno ha espresso commenti negativi sul Corso, e comunque il 92% delle risposte non scende sotto il punteggio 2 su 5.




Ecco una sintesi delle risposte espresse come commenti liberi all’esperienza condotta attraverso il Corso di Orientamento e Motivazione.

dimensione dell’utilita’ dell’utilizzo complessivo del Centro di Orientamento:
Viene apprezzata la possibilita’ di accedere a piu’ fonti informative e ai servizi.

dimensione dell’utilita’ delle tecniche insegnate durante il Corso:
Si tratta della dimensione piu’ immediata, legata alla possibilita’ di imparare metodi, comportamenti, “trucchi” per la ricerca del lavoro. Tale dimensione e’ apprezzata soprattutto da chi ha gia’ un obiettivo professionale formato, ed e’ la spinta iniziale alla frequenza del Corso per almeno il 50% dei partecipanti (come si evince dai questionari finali dei Corsi in possesso dell’Amministrazione).


dimensione dell’utilita’ delle tecniche di motivazione ed empowerment:
Indichiamo con questo:

a) la possibilita’ di valutare appieno le proprie conoscenze e competenze;

b) la possibilita’ di formare efficacemente un obiettivo professionale;

c) la possibilita’ di:

- imparare ad accedere maggiormente alla proprie risorse (capacita’ e comportamenti utili)

- uscire dall’immobilismo che caratterizza la maggior parte dei cercatori di lavoro

- inserire con maggiore consapevolezza la dimensione “lavoro” all’interno del proprio progetto di vita

- lavorare sull’importanza dei propri valori di vita e sulla propria identita’ (fattori trainanti dei meccanismi motivazionali)

- pervenire alla capacita’ di una presentazione di se’ piu’ matura

Tale insieme di fattori, pubblicizzato come “scelta e motivazione al lavoro” all’utenza dello sportello, spinge alla frequenza del corso il 50% delle persone, in particolare le donne. Notiamo con piacere che a fine Corso tale dimensione diviene predominante, in termini di utilita’ e di positivita’ dell’esperienza, per l’84% delle risposte.


dimensione dell’utilita’ dell’esperienza di socializzazione del proprio vissuto di cercatori di lavoro:
E’ comunque presente nelle risposte. Si tratta di un classico fattore di gradimento di tali esperienze, che appartiene ormai alla tradizione degli interventi psicosociali di gruppo. Si vuole comunque superare tale dimensione, che nel senso di un vissuto di gruppo come “buona madre” e “luogo sicuro” tende a limitare l’iniziativa individuale e la presa d’azione del cercatore di lavoro (e’ il caso dei gruppi molto lunghi e molto autocentrati, e in tal senso l’esperienza Retravailler e’ oggi surclassata dai Job-Club - ancora rarissimi in Italia - e dai nostri gruppi motivazionali).


I CORSI DI ORIENTAMENTO E MOTIVAZIONE

Tali Corsi hanno costituito (e costituiscono tuttora) una novita’ nel panorama orientativo italiano. Condotti come esperienze sperimentali in Toscana dal 1992, utilizzano strumenti innovativi e contenuti rivoluzionari rispetto alla pratica orientativa precedente (e attuale nella maggior parte dei Centri di Orientamento del nostro Paese). Le novita’ riguardano:

a) l’utilizzo di strumenti efficienti e innovatori allo scopo di:

*potenziare le capacita' nel soggetto di autovalutare le proprie capacita'

*leggere, strutturare e riassumere in obiettivi professionali concreti le proprie esperienze

*rapportarsi in modo creativo con il mercato nascosto del lavoro,

*costruire un obiettivo formativo e professionale comunicabile, condivisibile e utilizzabile direttamente dai datori di lavoro;

* utilizzare tecniche attive di ricerca del lavoro, ad alta percentuale di successo nell’ottenimento di contatti e possibilita’ di impiego, evitando di utilizzare esclusivamente canali stereotipi quali concorsi, Collocamento, inserzioni e invio indifferenziato di curriculum vitae;

Tali strumenti sono stati elaborati in origine per il ricollocamento (outplacement) aziendale. Queste metodologie esistono in Europa dagli anni 60, e in Italia dalla meta’ degli anni 80, e sono state trasferite nell’orientamento professionale da 10 anni. A questo proposito, si puo’ notare l’esistenza di 2 scuole di pensiero in Europa:
1) una, di matrice francese, meno strutturata e perfezionata negli strumenti diagnostici e attaccata al concetto di aree di mobilita’(ANPE e il vecchio Retravailler), tuttora “in voga” in Italia, per vicinanza linguistica e culturale presso diversi Centri di Orientamento;

2) l’altra diffusa in Svizzera (Daniel Porot a Ginevra e’ l’introduttore del modello di Holland e di R.N. Bolles in Europa), Germania e paesi nordici e anglosassone, maggiormente strutturata e legata al pensiero funzionalista e, in parte, al comportamentismo americano (in particolare ai JobClub di Nathan Azrin), corredata di maggiori studi di validazione e di rapporti statistici di efficacia.
Gli strumenti della scuola “anglosassone” sono stati studiati ed applicati anche in Italia, inizialmente a livello aziendale e poi sono felicemente penetrate nella pratica orientativa di gruppo in Toscana. Si puo' dire che l’Universita’, a livello di ricerca e di ipotesi di intervento, e’ rimasta abbastanza estranea a questo processo di innovazione.

Purtroppo, nonostante le tante ricerche compiute ogni anno sull’orientamento in Italia, la visione dell’orientamento rimane ancora legata a teorie leggermente sorpassate dalla pratica piu’ efficiente, peraltro non molto diffusa. Quello che ci capita spesso di leggere e’ caratterizzato da:

a) un approccio sostanzialmente etero-diagnostico, incapace di fornire modelli pragmatici all’utente per una 1) reale, 2) autonoma e 3) efficace valutazione del se’. Tale orientamento, anche se in genere viene dichiarato come “autovalutativo” , manca dei 3 elementi sopradescritti:

a1) realta’: si riferisce a modelli di funzionamento cognitivo e affettivo dell’utente (ben lungi dal diventare “cliente”) che non hanno piu’ riscontro nella pratica psicologica, terapeutica e nella ricerca neurologica, in quanto sostituiti da almeno 20 anni da modelli piu’ utili (dalle scienze cognitive al pensiero sistemico, per citarne due);

a2) autonomia: come precisato in seguito, i modelli applicati in Italia, e gli strumenti diagnostici relativi, necessitano ancora di interventi massici da parte degli operatori. Si tratta di strumenti vaghi, imprecisi, non controllabili e non validati statisticamente per il career counseling. Inoltre non e' cosi' automatico che gli operatori della maggior parte dei Centri, spesso oberati dall’attivita' amministrativa, siano preparati o motivati a pratiche di counselling e tutoring autovalutativo. Quando poi questo e' presente e' spesso imperniato (anche perche' l'aggiornamento erogato non sembra offrire di meglio) su un vago psicologismo umanistico, che ha fatto ampiamente il suo tempo, almeno fuori dall'Italia....;

a3) efficacia: gli strumenti proposti dall’accademia orientativa in Italia non sono in grado di condurre il cliente ad un obiettivo professionale ben formato, comunicabile chiaramente al datore di lavoro e interfacciabile con le richieste del mercato del lavoro, soprattutto quello aziendale privato (come avviene invece in Francia). L'outplacement sta offrendo modelli e tecniche piu' pratici e solidi;



b) - tale processo orientativo incompleto necessita di fatto di un ruolo fortissimo del consulente, dell’insegnante, del genitore e persino del docente universitario;

c) - le metodologie di approccio al mercato del lavoro diffuse dall’ufficialita’ orientativa Italia sono legate ancora ai profili professionali e ai mansionari, che non tengono conto dello sviluppo reale della societa’ e dell’economia post-industriale;

d) - i metodi di ricerca del lavoro enfatizzano ancora tecniche passive, di attesa, dimostrata dall’attenzione riservata agli annunci sui giornali e ai Concorsi, e a tecniche di ricerca come il curriculum. Tali tecniche povere di risultati sono persino oggetto di teorizzazione e di formazione. L’insieme di tali metodi garantisce un successo appena del 15% (dati AISO 1996), mentre le tecniche attive di ricerca del lavoro superano il 70%.



RAPPORTO FINALE SULLE ATTIVITA’ DI ORIENTAMENTO E AUTOIMPRENDITORIALITA’ EFFETTUATE PER LE CLASSI QUINTE DEGLI ISTITUTI SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI SIENA



Nel mese di novembre 1996 sono state effettuati i seminari di orientamento alla scelta e all’autoimprenditorialita’ nelle classi quinte. I seminari, della durata di una giornata per ogni gruppo, hanno coinvolto 1 o 2 quinte riunite.

Queste le conclusioni di un processo che ha interessato quindi circa 200 studenti.

IL BISOGNO DI ORIENTAMENTO

I punti di riferimento e di informazione nella decisione sul proprio futuro sono principalmente costituiti da quei soggetti riconosciuti come significativi negli ambiti di vita degli studenti. Sulla base delle risposte fornite dagli studenti, i genitori appaiono ancora i soggetti con piu’ influenza, e in particolare la madre. Poi arrivano i giudizi e le scelte degli amici, e infine gli insegnanti. La scuola, quindi, che dovrebbe essere un attore di gerarchia superiore nell’orientamento, non e’ molto presente, se non attraverso i giudizi personali e i consigli di singoli insegnanti che osino superare il ruolo di ripetitori di programmi, avvicinandosi a figure educative. La mancanza di una esatto intervento critico e costruttivo da parte degli insegnanti e’ percepito piu’ forte negli Istituti Professionali, in cui il gruppo degli “amici” rappresenta il riferimento maggiore entro il quale trovare conferme positive tramite un atteggiamento di adeguamento alle scelte altrui.

I TEMI TRATTATI

I temi trattati nei seminari riguardano essenzialmente 3 aree:

1) le necessita’ individuabili nel mondo del lavoro in cambiamento;
2) la scoperta delle proprie capacita’ per trovare un lavoro, ovvero un modo di soddisfare i bisogni in cambiamento della societa’;
3) il ruolo della formazione, non solo Universitaria, per migliorare le proprie capacita’.

Le parti che hanno riscosso piu’ interesse sono state 1) e 2), e cio’ per
a) la strutturale disinformazione di famiglie e scuola sul mondo del lavoro,
b) una generale attribuzione del proprio “valore personale” ai risultati scolastici, legati ancora ed esclusivamente alla valutazione di un sapere (atteggiamento che rimane del resto quasi immutato dopo anni di Universita’) rispetto alle capacita’ trasversali, che non formano oggetto di programma scolastico.
Nell’area 2) sono stati discussi anche i valori di vita degli studenti, relativi al proprio futuro e alla conquista dell’autonomia, confermando purtroppo le difficolta’ rilevate da piu’ parti su quello che e’ il modello educativo-familiare riscontrabile solo nei paesi UE dell’Europa del Sud (oltre che nelle aree a gravissimo disagio economico di Irlanda e ex DDR):
- la permanenza nell’alveo familiare del 75% dei giovani ben oltre le soglie della maturita’ biologica;
- il ruolo passivizzante offerto dalla sussistenza garantita in famiglia;
- il vicariare per lungo tempo ogni decisione ai genitori, assieme alla responsabilita’;
- il vissuto di difficolta’ e ostilita’ del mondo esterno sostenuto da una forte ignoranza delle fonti di informazione economica e sociale;
- la ricerca di uno stipendio fisso piuttosto di un giusto riconoscimento del proprio contributo alla societa’.


LE SITUAZIONI CRITICHE

Nel corso dei colloqui con gli studenti sono state rilevate quelle che chiamiamo “situazioni critiche”, caratterizzate da:
- forte insicurezza sulle proprie capacita’;
- difficolta’ a immaginare una scelta soddisfacente

Una indagine piu’ approfondita, anche utilizzando colloqui individuali, ha permesso di evidenziare delle caratteristiche ricorrenti in tali soggetti. Ecco le principali:
- insuccessi nella carriera scolastica;
- scarsa partecipazione sociale, presenza di pochi amici;
- scelta delle superiori effettuata senza coinvolgimento;
- poverta’ di cultura del lavoro in famiglia (situazioni di lavoro impiegatizio o operaio molto garantito)
- difficolta’ affettive in famiglia.

Gli studenti in condizione di maggiore debolezza sono rappresentati in particolare dai maschi, e in modo piu’ consistente negli Istituti Professionali. Tale debolezza si esprime in una serie di comportamenti:

a) il non sapere come raccogliere le informazioni e come utilizzarle in modo creativo (le conferenze di orientamento informativo universitario sembrano lasciare il tempo che trovano);
b) il diventare territorio di pressioni sulle scelte da parte di insegnanti e genitori, per poi allontanarsi dal problema stesso del proprio futuro rimandando il tutto a un magico momento futuro, o omologandosi a scelte gia’ effettuate (dagli amici).


CONCLUSIONI

1) La dimensione della scelta ha oggi un significato nuovo, perche’ effettuata in condizioni di informazione distorta o non confrontabile, o addirittura scarsa. Pochissimi studenti dimostrano di essersi realmente informati prima di giudicare la realta’ esterna e di fare una scelta (o di farsi influenzare). Il panorama dei progetti e’ francamente molto limitato in ampiezza e nel tempo, e il vissuto da “futuri disoccupati” e’ conseguenza naturale di prospettive che vanno a intasare professioni e campi spesso obsoleti, stereotipati (e quindi senza crescita occupazionale) se non addirittura in via di estinzione (tra tutte, professioni legate alla traduzione delle lingue straniere o all’uso di strumenti tecnici scomparsi).

2) Si nota come uno degli ostacoli maggiori (nel senso che aumenta il carattere ansiogeno della scelta) e’ dato dall’impossibilita’ di riconoscere che una scelta, dopo la maggiore eta’, possa essere reversibile, passibile di mutamenti e ripensamenti, in grado quindi di adeguarsi al cambiamento sociale ed economico che procede ad una velocita’ diversa da quello conosciuto in giovane eta’ dai genitori e dagli insegnanti.

3) Il passaggio post-maturita’ rappresenta una grossa frattura psicosociale: ne e’ dimostrazione il numero di abbandoni e delle persone che pervengono alla Laurea o a un diploma simile. In questa occasione le diseguaglianze educative, prima ancora che sociali ed economiche, si manifestano condizionando molto le scelte dei giovani e dividendo letteralmente la cultura della popolazione lavorativa del futuro, con le conseguenze gia’ conosciute (tra tutte, la mancanza di formazione scientifica e imprenditoriale lamentata dalle aziende non solo private). Tali disuguaglianze educative si manifestano massimamente nel fenomeno dell”incapacita’ appresa”, insegnata in famiglia e perfezionata in classe.


UNA RIFLESSIONE SULLA BASE DELLA SITUAZIONE INCONTRATA NELLE SCUOLE

L’attivita’ erogata e’ apparsa bene accetta agli studenti, anche per la buona occasione di dialogo con un rappresentante del mondo del lavoro esterno. Per molti studenti e’ stata l’occasione per dividere aspettative e timori, ma anche entusiasmi e sogni. Al di la’ delle informazioni trasmesse, la maggior parte degli studenti si sono dichiarati a favore di una attivita’ che li porti a conoscere le loro capacita’, per poterne dare, tramite un processo di autovalutazione, un bilancio migliore e piu’ utile per intraprendere attivamente la costruzione del loro futuro. Molti studenti si sentono bloccati in una situazione in cui non si concedono nemmeno la possibilita’ di imparare qualcosa di nuovo, bloccando innaturalmente l’attivita’ biologica di esplorazione, informazione, azione e
retroazione-apprendimento. Tale blocco produce in natura una frattura nell’evoluzione psichica dell’individuo, con conseguenti fenomeni di immaturita’, passivita’, influenzabilita’ e sostituzione delle motivazioni interne con le motivazioni esterne. La gravita’ del fenomeno e’ tristemente documentata dai dati sull’influenza di tali processi a livello sociale ed economico, in particolare dal punto di vista formativo e occupazionale.
Nell’opinione dello scrivente, ma non solo, una attivita’ di aiuto all’apprendimento, che possa contrastare tale massiccio processo di cui e’ vittima il giovane, appare ancora lontana dall’essere applicata, in quanto e’ legata alle capacita’ e motivazioni personali dei genitori e del personale docente, e non alla riforma dei programmi. Non e’ il contenuto del messaggio educativo (e in psichiatria questo principio e’ assodato da trent’anni) ma il modo di trasmetterlo che influisce sulla scelta, attraverso l’esempio familiare e lo stile di comunicazione dei docenti. L’informazione (per quanto aggiornata e inserita in nuovi programmi Ministeriali ) di per se’ stessa non serve assolutamente a nulla, se non viene accompagnata dall’apprendimento di capacita’ creative, flessibili, mature e attive nei ragazzi. Tali capacita’ sono di carattere cognitivo e affettivo, e riguardano le tecniche di apprendimento, la gestione della propria emotivita’, la gestione della comunicazione interpersonale, il rapporto con la risorsa tempo, l’utilizzo delle proprie risorse di attenzione, concentrazione e memoria, la gestione delle informazioni economiche e sul mercato del lavoro, l’utilizzo dell’informatica e di altri linguaggi, comprese le lingue straniere e morte. L’insegnamento di tali capacita’, che rappresenta l’accezione piu’ lata, e colta, di quell’attivita’ di orientamento che a quanto pare sara’ delegata agli insegnanti, non e’ tuttora presente in modo serio in nessuna Universita’ italiana (compresa psicologia), e nemmeno nei programmi di formazione e aggiornamento degli insegnanti, i quali si ritroveranno a riversare i nuovi futuri programmi scolastici a contenuto orientativo senza omogeneita’ di strumenti per garantirne l’apprendimento.

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Edited by Marco Bordin